Roma (14 luglio 2010).- Eurolink (il consorzio general contractor per la progettazione e i lavori del Ponte sullo Stretto )avrà il suo quartier generale all'interno del Polo "Papardo" dell'Università degli Studi di Messina. La struttura assegnata comprende, in particolare, l''Incubatore d'Imprese' finanziato e realizzato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati 'agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse'. Ma la struttura non è mai entrata in funzione; "avrebbe dovuto ospitare- scrive Antonio Mazzeo, autore del libro 'I Padrini del Ponte. Affari di Mafia sullo Stretto di Messina' (edizione Alegre)- sino a 46 aziende di giovani e ricercatori provenienti dall'Ateneo. In cambio di un canone il cui importo è ancora segreto, Sviluppo Italia Sicilia, che l'aveva ricevuta in concessione dall'Università, l'ha sub-affittata a tempo indeterminato alle grandi aziende del Nord che partecipano al miliardario banchetto del Ponte. Una di esse, Impregilo, capofila della cordata general contractor, il Polo universitario lo conosce bene, avendo eseguito i lavori di realizzazione della Facoltà d'Ingegneria, 144 miliardi di vecchie lire per tre edifici di 35 mila metri quadrati di superficie".
Un triangolo, quello tra Università, Sviluppo Italia e Società Ponte, duramente attaccato dalla 'Rete No Ponte' che ha manifestato dinanzi al Senato Accademico riunitosi il 6 luglio scorso. " a nostra manifestazione aveva il significato di rivendicare il principale luogo della formazione ai saperi critici e alla democrazia, e non alla subordinazione all'impresa". La risposta dell'organi accademico non si è fatta attendere. In una nota, infatti, dichiara che "la concessione dell'immobile a Sviluppo Italia Sicilia è stata deliberata nel 2002 e, sulla scorta di essa, il concessionario può destinare locali imprese senza preventive autorizzazioni dell'Università, com'è avvenuto nel caso specifico". Scettico appare Guido Signorino, ordinario di Economia applicata e responsabile della sezione 'Economia' del Centro Studi per l'Area dello Stretto 'Fortunata Pellizzeri'. Signorino ricorda come la permanenza nell'incubatore ha sempre una durata limitata, trascorsa la quale l'impresa esce dalla struttura per affrontare il mercato con le forze nel frattempo maturate, rendendo disponibile a nuove attività lo spazio occupato. "La permanenza nell'incubatore di Messina - spiega l'economista - era definito nell'accordo di concessione in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative". Il consorzio Eurolink non presenterebbe invece alcuna caratteristica idonea a consentirgli di diventare l'ospite-beneficiario della struttura. "Non si tratta -aggiunge Signorino- di una impresa 'nuova', risultando dalla costituzione in consorzio dell'associazione di imprese vincitrice della gara per il general contractor del Ponte, svoltasi tra il 2005 ed il 2006". Nessuna delle società di costruzioni che compongono l'ATI ha sedi o filiali nell'area dello Stretto di Messina (alcune sono, anzi, straniere) e sono tutte di antica formazione e nella titolarità di corporation e gruppi azionari di rilevanza nazionale (famiglie Benetton, Gavio e Ligresti per Impregilo, società capofila Eurolink).
Ma cos'è un incubatore di impresa? La parola proviene dall'inglese incubator ed è uno spazio fisico che facilita il processo di creazione di imprese innovative. Una sorta di grand maman che segue passo dopo passo le fasi iniziali fino a quando la società non ha sufficienti risorse finanziarie, umane e materiali per funzionare da sola. Per l'Incubatore d'Imprese dell'Università di Messina, si legge nella home page della 'Rete No Ponte', " fu presentato un piano finanziario per 4 milioni di euro circa, anche se non è mai stato specificato il reale ammontare dei fondi pubblici poi ottenuti per l'implementazione dell'incubatore. Il complesso si sarebbe dovuto estendere su un'area complessiva di 4.400 mq. Grazie ad un protocollo d'intesa siglato il 12 dicembre 2002 tra l'allora rettore dell'Università degli Studi di Messina, Gaetano Silvestri, e Sviluppo Italia, l'incubatore venne concesso in uso a Sviluppo Italia Sicilia". Le finalità dichiarate della concessione puntavano al "rinvigorimento dell' economia locale" e all'"offerta di spazi ai giovani per esprimere la propria capacità d'impresa in una città poco competitiva". "Il protocollo - si legge ancora su www.retenoponte.it -nel dettaglio prevedeva l'impegno dell'Università a concedere in uso a Sviluppo Italia l' edificio in costruzione all'interno del polo scientifico, che sarà completato dalla stessa società, con fondi propri, per dare la possibilità alle imprese di insediarsi avendo a disposizione incentivi ed una finanza agevolata".
Nel 2008, nonostante i ritardi accumulati, veniva annunciato il completamento dell'incubatore che avrebbe dovuto offrire "possibilità concrete di promozione al territorio nel quale l'Università opera, e in generale a coloro, potenziali imprenditori, che ne facciano richiesta". L'altro elemento sul quale si sofferma la 'Rete No Ponte' è legato al fatto che "Sviluppo Italia Sicilia ha un capitale sociale di 6.816.066,92 euro, controllato al 100% dalla Regione Siciliana (100%) che, a sua volta, è pure azionista di minoranza della Stretto di Messina S.p.A, la società concessionaria per l'attraversamento stabile dello Stretto che ha assegnato ad Eurolink la progettazione, realizzazione e gestione post-opera del Ponte tra Scilla e Cariddi". Ciò significa che "con la stipula di un contratto di locazione degli immobili di contrada Papardo, ottenuti in concessione dell'Università di Messina, Sviluppo Italia Sicilia, cioè la Regione, si trova a dover esercitare il proprio controllo sulle attività attribuite ad Eurolink, mentre contemporaneamente riceve dalla stessa associazione temporanea d'imprese, i canoni mensili per l' affitto del core business del Ponte sullo Stretto".
Molti, quindi, i quesiti e le anomalie che si affollano intorno alla costruzione del Ponte. Meglio risolverli ora che fra qualche decennio. E, forse, ancora meglio non costruire quel Ponte.
Guido Perinetti