Roma ( 4 agosto 2010) - "Mio zio è partito ieri per cercare la mia famiglia", dice una bambina. "Ma non è ancora tornato. Ho sentito che il nostro villaggio è stato distrutto, ma la gente è fuggita in tempo, quando la pioggia ha iniziato a cadere". Questa la testimonianza, pubblicata sul sito di Save the Children, di una bambina che spera di veder tornare lo zio insieme ai suoi, nel frattempo alcuni parenti si stanno prendendo cura di lui.
Come lei, ci sono tantissimi bambini che lottano per sopravvivere in un Pakistan flagellato dalla più grande alluvione degli ultimi 80 anni; i dati riportati dall'Unicef sono allarmanti: oltre 1.400 le vittime, le popolazioni coinvolte superano ormai le 3.240.000 persone, di cui 1.310.000 in modo grave. I bambini vittime dell'emergenza sono circa 1,4 milioni. Tutte le 5 province del paese sono state colpite, anche se le aree con maggiori danni sono le nordoccidentali, ed in particolare la provincia di Khyber-Pakhtunkhwa, dove si concentra per ora la quasi totalità delle vittime e sono oltre 2,5 milioni le persone colpite, mentre le piogge continuano ininterrotte e ponti, strade e infrastrutture di base risultano spazzati via dalle alluvioni.
Molte famiglie sono sfollate e si sono rifugiate in circa 500 scuole e altri edifici situati su aree in rilievo. "La minaccia peggiore - dichiara Martin Mogwanja, rappresentante UNICEF in Pakistan -è lo scoppio di epidemie di malattie trasmesse attraverso l'acqua, come la diarrea e il colera, che rappresentano una minaccia mortale soprattutto per i bambini. Abbiamo già ricevuto diverse segnalazioni su casi di diarrea tra i bambini. E' urgente fornire alla popolazione cibo, acqua potabile, farmaci e materiali sanitari, biscotti ad alto valore energetico, abiti per donne e bambini e vaccini. Abbiamo già inviato una prima tranche di aiuti umanitari e nei prossimi giorni, cruciali per salvare delle vite, ne porteremo altri".
E', quindi, una lotta contro il tempo. L'alluvione ha causato vaste distruzioni dei raccolti e delle infrastrutture del paese, con strade sommerse e ponti spazzati via. Le linee elettriche sono fuori uso, i danni a ospedali, scuole e impianti fognari consistenti. In una delle provincie coinvolte l'80% dei pozzi di acqua potabile sono stati distrutti. Molte famiglie sono accampate in scuole e altri edifici situati nelle zone più alte."I danni alle coltivazioni e le perdite di bestiame sono ingenti. In una regione prevalentemente agricola -aggiunge Mogwanja - questo causa nell'immediato mancanza di cibo, ed espone a conseguenze ancor più negative per il futuro. Dobbiamo prevedere un intervento umanitario a lungo termine, nell'immediato per salvare vite umane e successivamente per sostenere la ricostruzione delle regioni colpite".
Tra le regioni più disastrate lo SWAT, teatro delle operazioni militari del 2009. Secondo le prime stime di Save the Children, le più violente piogge monsoniche degli ultimi decenni hanno spazzato in pochi giorni nella sola area di Swat circa 14.000 case. Il 90% dei ponti sul fiume Swat risulta danneggiato o inutilizzabile, rendendo difficilissimo raggiungere i bambini in pericolo e le loro famiglie con i soccorsi e le cure. "Praticamente tutte le infrastrutture nell'area di Swat sono state danneggiate," dichiara Annie Foster, responsabile per le risposte umanitarie di Save the Children, che aggiunge:"le comunità non hanno più accesso ad acqua potabile o servizi igienici, alcuni hanno iniziato a bere acqua contaminata aumentando il rischio di diarrea e altre patologie derivate dall'acqua". Nella situazione attuale, la priorità sono i soccorsi e l'evacuazione delle popolazioni alluvionate, in molti casi ancora intrappolate nei villaggi e nelle aree colpite. Il Governo, che sta conducendo i soccorsi per lo più per via area, ha chiesto assistenza alle Nazioni Unite per fornire ripari e aiuti d'emergenza ad oltre 20.000 famiglie sfollate - circa 120.000 persone - tra Peshawar e Charsadda, nel nordovest del paese, un numero verosimilmente destinato ad aumentare nel corso delle prossime ore.
Cibo, acqua potabile, scorte mediche, alimenti terapeutici, vestiario per donne e bambini, ripari d'emergenza e generi di primo soccorso sono gli aiuti più urgenti nella fase attuale dell'emergenza. Tra gli interventi prioritari vi sono le vaccinazioni contro le malattie infettive, per scongiurare l'insorgere di epidemie. Donne e bambini hanno anche immediato bisogno di assistenza nutrizionale e protezione. ritireranno, e le aree colpite diverranno accessibili, gli interventi saranno concentrati sul ripristino della rete idrica, dei centri sanitari, delle linee di rifornimento e delle scuole, per consentire un'assistenza integrata alla popolazione vittima del disastro. Una corsa contro il tempo, dicevamo. Ma per tutti, governi e singoli cittadini, un impegno alla solidarietà: per contribuire in modo concreto basta visitare i siti www.unicef.it e www.savethechildren.it .
Giovanni Greco