diretto da Vincenzo Greco

Gaza, la sofferenza infinita

Ad un anno dall’operazione ‘Piombo fuso’ la situazione nella ‘Striscia di Gaza’ è ancora grave- le denunce di Medici Senza Frontiere e Terre des hommes

di Giovanni Greco


Roma (27 gennaio 2010 ).- Il 27 dicembre 2008 l'esercito israeliano lanciava l'operazione 'Piombo fuso' nella Striscia di Gaza. L'offensiva era iniziata con bombardamenti aerei ad alta intensità ai quali era seguita, il 3 gennaio 2009, un'invasione terrestre . La guerra finì 22 giorni dopo, il 18 gennaio, con pesanti conseguenze: circa 1.300 palestinesi furono uccisi, di questi, ben 900 erano civili, tra cui 300 bambini. I feriti sono stati all'incirca 5.300.

Ad un anno di distanza qual è la situazione in quel lembo di terrà? "Il permanere del blocco della Striscia di Gaza sta minando il funzionamento del sistema sanitario mettendo a rischio la salute di 1.4 milioni di persone risiedenti a Gaza", dichiara Max Gaylard, coordinatore umanitario dell'ONU per i Territori Occupati Palestinesi. "Tutto ciò - aggiunge - sta causando il deterioramento dei fattori sociali, economici ed ambientali che determinano la qualità dei servizi stessi nella striscia. La continua interruzione delle forniture mediche e l'impossibilità di formare il personale medico-sanitario stanno impedendo ai pazienti afflitti da gravi patologie di ricevere le cure necessarie sia dentro che fuori da Gaza".

L'economia della Striscia è al collasso con livelli di disoccupazione e povertà sempre più alti che stanno avendo effetti ungo termine molto preoccupanti sulle condizioni fisiche e mentali della popolazione. Le condizioni del territorio si stanno deteriorando, specialmente quelle igienico-sanitarie: la pessima qualità dell'acqua, l'estendersi dei canali dei liquami fognari e la crescente difficoltà dello smaltimento dei rifiuti possono portare a una vera e propria catastrofe sanitaria. Più di 800.000 bambini vivono a Gaza.

Le organizzazioni umanitarie sono molto preoccupate per il futuro di queste generazioni alle quali non si riesce a garantire un adeguato servizio sanitario. A causa del blocco si è anche fermato il trend positivo del calo della mortalità infantile registrata negli ultimi decenni. Terre des hommes Italia che fa parte di 80 Ong aderenti all'AIDA (Association of International Development Agencies) tenta di accendere i riflettori sull'impatto devastante che il blocco di Gaza ha sulla salute della popolazione e sul sistema sanitario, richiedendo ufficialmente l'immediata riapertura di tutti i punti di accesso alla Striscia. "La mancanza di materiale per le costruzioni, dovuto al blocco di Gaza, sta danneggiando le strutture sanitarie essenziali: la nuova ala di chirurgia dell'ospedale Shifa, il principale di Gaza, è ancora incompleta dal 2006. L'ospedale e le sue strutture di pronto intervento sono state danneggiate durante l'operazione 'Piombo Fuso', e non sono ancora state riparate perché non è stato consentito l'accesso a Gaza dei materiali di costruzione necessari. La stessa offensiva ha danneggiato 15 ospedali sui 17 presenti e 43 degli 110 ambulatori sanitari nella Striscia sono stati distrutti o resi inagibili".

In generale ai valichi vengono fatti passare medicinali e materiale medicale monouso, anche se spesso la quantità è scarsa rispetto ai bisogni. Per certi macchinari medici-sanitari come quelli per le radiografie e altre apparecchiature elettroniche invece gli ostacoli per l'entrata sono molto frequentemente insormontabili. Lo staff medico spesso manca di materiale medico-sanitario per operare e gli strumenti adoperati sono rotti, di vecchia data e con delle parti mancanti. "Il personale sanitario a Gaza- si legge in un comunicato di Terre des Hommes Italia - è stato isolato dal resto del mondo. Dal 2000 pochissimi dottori, infermiere e tecnici sono riusciti ad uscire dalla Striscia per frequentare corsi di formazione e di aggiornamento, apprendere nuove tecniche o familiarizzarsi con nuovi strumenti. Molti trattamenti o interventi cardio-chirurgici complicati e certi tipi di cancro non sono curabili nelle strutture sanitarie di Gaza. Questi pazienti devono perciò andare fuori Gaza per ricevere i trattamenti di cui necessitano. A molti di loro però, è stato negato dalle autorità Israeliane il permesso d'uscita o sono stati rimandati e hanno perso i loro appuntamenti. Alcuni sono addirittura morti aspettando il rinvio".

Riflessi negativi anche per i giovani, 140 mila dei quali sono disoccupati, portando il livello di disoccupazione al 50%, rispetto al 32% del 2007. "Queste cifre - si legge in un comunicato di Medici Senza Frontiere -sono tra le più alte al mondo. Il blocco economico ha causato la perdita di 120mila posti di lavoro nel settore privato. In media ogni lavoratore deve sostenere sei o sette membri della famiglia. Il 70% delle famiglie vive con meno di 1 dollaro al giorno. Oggi il 75% della popolazione di Gaza, più di 1 milione e centomila persone, vive di aiuti alimentari".

Ma di questo il mondo sembra non accorgersi. In realtà gira, volutamente, la testa dalla parte opposta per non dover intervenire.

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