Roma (3 marzo 2010).- I micidiali tentacoli della piovra si allungano sulle campagne italiane che rischiano di essere stritolate in un abbraccio mortale. Sono, infatti, più di 150 i reati compiuti nell'arco di una intera giornata; sei ogni ora, e un agricoltore su tre è costretto a subire ogni forma di vessazione. Furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, il cosiddetto "pizzo", discariche abusive, macellazioni clandestine, danneggiamento alle colture, aggressioni, truffe nei confronti dell'Unione europea, "caporalato", abusivismo edilizio, saccheggio del patrimonio boschivo. Atti delinquenziali che fruttano all'azienda "Mafie S.p.A." la somma di 50 miliardi di euro, solo ion agricoltura. E' questa la denuncia che viene dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che, in occasione della sua V Assemblea elettiva nazionale svoltasi a Roma, ha presentato il terzo rapporto sulla 'Criminalità in agricoltura'. "L'attenzione rivolta dalla criminalità all'agricoltura -si legge nel rapporto Cia- è particolarmente rilevante perché il settore è un terreno nel quale si sviluppa un 'business' di grosse dimensioni. La ragione può essere facilmente ricercata nel fatto che questo particolare e delicato segmento produttivo provvede in maniera sostanzialmente diretta al fabbisogno primario di milioni di persone per garantire loro la sopravvivenza, specie in questi momenti di crisi alimentare, dove il cibo diventa indispensabile e insostituibile. Da qui l'interesse ad investire, riciclare e mantenere una schiera di 'sudditi' per il lavoro di manovalanza".
Attraverso le campagne è possibile esercitare il controllo del territorio per utilizzarlo come base per nascondigli, oppure come punto di partenza per ulteriori sviluppi imprenditoriali. L'interesse delle organizzazioni criminali, dunque, non riguarda unicamente i settori sui quali c'è ormai una consolidata letteratura: edilizia, smaltimento dei rifiuti, autotrasporto, la sanità. Incomincia ad interessarsi e pesantemente anche dell'agricoltura, in particolare nei territori e nei segmenti meno industrializzati. Ma come avviene questa penetrazione? Connivenze e rete delinquenziale territoriale consentono, alla criminalità organizzata, di condizionare tutta la filiera agroalimentare, agendo nei vari passaggi e "alterando la libera concorrenza, influenzando la formazione dei prezzi, la qualità dei prodotti, il mercato del lavoro". Il problema non è di poco conto. "Si tratta, in buona sostanza, del passaggio -sottolinea il rapporto 'Sos Impresa'- dalla gestione di mercati illegali e prodotti illegali (droga, prostituzione etc), a quelli legali, cioè quelli che interessano tutti gli italiani che, attraverso l'egemonia criminale sul prodotto e sulle reti, si ritrovano le mafie dentro casa, e per quanto riguarda i prodotti agricoli, addirittura a tavola".
Insomma, l'intero comparto agricolo, anche a causa della grave crisi economica che sta attraversando, rischia più di altri di essere completo ostaggio delle mafie che nelle campagne nascono e nelle campagne continuano a mantenere molti interessi di mafia come le aziende agricole, che rappresentano uno dei maggiori investimenti delle organizzazioni criminali. Oltre a ciò le mafie delle campagne, coniugando modernità e arcaicità, praticano abigeato e caporalato, usura ed estorsioni, furti e "cavallo di ritorno", truffe e imposizioni di merce. L'agricoltura italiana è, quindi, sempre più terrorizzata da mafia, camorra, sacra corona unita, 'ndrangheta. Un fenomeno che fino a pochi anni fa si riscontrava soltanto alle regioni del Sud, ma che adesso si sta espandendo in tutta Italia, in particolare nelle aree del Nord, dove la criminalità organizzata sta trovando terreno fertile per i suoi loschi affari. E così molti produttori agricoli sono preda di una malavita violenta e spregiudicata. Sono soggetti a pressioni, minacce e ad ogni forma di sopruso.
"Prima -si legge nel rapporto della Cia- erano solo Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna le regioni in cui l'attività delle organizzazioni malavitose concentravano la loro azione ai danni dell'agricoltura. Ora la malavita ha allargato il suo giro d'azione. Altre regioni del Centro e del Nord sono finite nel mirino dei criminali e gli agricoltori ne pagano le spese". Al primo posto, per numero, fra i reati troviamo i furti di attrezzature e di mezzi agricoli. Il racket è il secondo reato -sempre per numeri di crimini commessi- che si registra. Segue a debita distanza l'abigeato, un reato antico, ma in continua crescita. Ogni anno circa 100.000 animali spariscono, la gran parte destinata alla macellazione clandestina. Si tratta essenzialmente di bovini e maiali, ma anche di cavalli e in prossimità delle feste pasquali agnelli e pecore. Anche i furti di prodotti agricoli sono, di poco, meno frequenti dell'abigeato. Ma non si tratta di occasionali furtarelli. Siamo in presenza di massicce sottrazioni del prodotto (spesso direttamente dalla pianta), che prevede una scientifica e organizzata operazione di raccolta.
Continua ad imperversare il "caporalato", con lo sfruttamento, da parte della criminalità organizzata, soprattutto di extracomunitari (come ha messo in risalto la recente vicenda di Rosarno), molti dei quali irregolari. Fenomeno sempre più in espansione, che si riscontra in quasi tutte le regioni, sono le discariche abusive e il traffico illecito dei rifiuti. Dal "dossier" della Cia si rileva che "siamo di fronte ad una vera e propria criminalità organizzata o comunque a persone strettamente collegate a forti organizzazioni malavitose che provvedono a trasformare in pingui affari il risultato delle azioni criminose". Non a caso, nel 2003 è stato istituito, nell'ambito della Direzione nazionale antimafia, uno specifico servizio per combattere l'allarmante fenomeno. Una scelta fondamentale perché, a differenza della criminalità nei centri urbani dove c'è un preciso punto di riferimento che sono le forze dell'ordine, nelle campagne l'agricoltore è spesso solo, disarmato, inerme, per cui, quando gli va bene, non gli rimane che scendere a patti.
Giovanni Greco